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Silvia & Serena @ Hopital Robert-Debrè-Parigi

Cari colleghi,

in molti ci avete detto "che bello siete a Parigi al Debré! Raccontateci come va, cosa fate!" e ci avete fatto un sacco di domande sullo stage e sulla vita parigina.

Ed ecco finalmente le vostre risposte!

 

Tutto (o quasi) quello che volete e dovete sapere sullo stage in Pediatria d'Urgenza all'Hopital Robert-Debré di Parigi.

 

Allora, da dove cominciare… iniziamo con le presentazioni!

Ciao,

siamo Silvia e Serena, specializzande al V anno di Pediatria, rispettivamente della Scuola di Verona e Firenze, vincitrici del bando di concorso per uno stage di 6 mesi di ricerca clinica presso il reparto di Pediatria d'Urgenza dell'Ospedale Robert-Debré di Parigi.

 

La nostra avventura parigina è iniziata a maggio di quest'anno, in coincidenza con l'inizio del nuovo semestre per gli specializzandi parigini.

Le prime due settimane abbiamo seguito i corsi di "iniziazione" alla pratica clinica, in genere al mattino, volti alla comprensione e familiarizzazione con i  vari protocolli e le procedure più utilizzate in pronto soccorso.

La maggior parte degli internes (specializzandi) che hanno lavorato con noi sono all'ultimo semestre della scuola di medicina generale (Medicina di Base), quindi alle prime armi nell'approccio al paziente pediatrico, un po' come noi con il francese.

Dopo le prime due settimane di corsi in cui rientravamo a casa stanche morte per lo sforzo mentale dovuto più che altro alla nuova lingua, abbiamo iniziato la pratica clinica affiancando chefs (medici strutturati/senior) e internes nei loro turni quotidiani.

 

L'attività clinica alle Urgences Pédiatriques del Robert-Debré è suddivisa in:

- Medicine: che prevede la gestione dei codici semi-prioritaire e prioritaire dei bambini triagiati per patologie internistiche (febbri, gastroenteriti e disidratazioni, diabete, malaria, crisi vaso-occlusive in drepanocitosi..)

- Chirurgie: gestione di ferite da suturare, traumi cranici, diagnosi e stabilizzazione di fratture tramite confezionamento di gessi o posizionamento di tutori/stecche, patologie d'interesse chirurgico come ad esempio appendiciti acute, scroto acuto ecc...

- Consultations simples: corrispondono grosso modo ai nostri codici bianchi, condizioni che in genere non richiedono approfondimenti diagnostici né somministrazione di trattamenti in urgenza;

- Lits portes: equivalente di un reparto di osservazione breve intensiva, provvisto di 15 letti, nel quale i pz restano in genere 24-48h al massimo in attesa della dimissione o del ricovero in un servizio specialistico.

 

Cosa facciamo? In cosa consiste la nostra arrività pratica?

Beh, un po' di tutto. Arriviamo al mattino e ci dividiamo, in genere in settori differenti.

Come "stagiare benevole", quindi non pagate dalla Francia, possiamo scrivere a nostro nome anamnesi ed esame obiettivo, visitare, suturare, fare procedure più o meno invasive, ma non possiamo prescrivere esami e terapie, per cui non possiamo concludere la visita senza che questa sia stata convalidata da uno chef o da un interne.

In genere affianchiamo gli altri specializzandi facendo fronte comune: loro imparano un po' la pediatria e noi il francese! Inutile dire poi che la giornata passa anche più in fretta con qualche risata.

Dopo il primo mese di ambientamento abbiamo iniziato a gestire alcune consultazioni da sole, in genere le situazioni più semplici, soprattutto per la barriera linguistica e per il limite imposto dal nostro status di stagiare, in quanto chefs o internes non sono sempre facili da reperire nell'immediato (flusso importante di pazienti)  e i pazienti si ritrovano ad attendere di più.

 

Circa due-tre volte al mese vengono organizzate delle riunioni-staff, di pediatria generale o delle urgenze pediatriche, durante le quali si discutono casi clinici con accenni alla letteratura. Molto utile per capire anche come funziona il sistema francese e per tenersi un po' tutti aggiornati.

Senza dimenticare le serate a tema come ad esempio la Soirée Tropicale: 4 ore di lezione su malaria e malattie tropicali accompagnate da un ricco buffet! Non male! (prendete spunto!)

 

Oltre alla pratica clinica poi ci si dedica all'attività di ricerca, contribuendo a studi e pubblicazioni del gruppo di studio, secondo i propri interessi.

 

E veniamo alla domanda cruciale: "è stato formativo?". La risposta certamente è SI.

Noi siamo forse un po' "vecchie" per questo stage: entrambe all'ultimo anno, provenienti da scuole dove il pronto soccorso è parte integrante del percorso formativo, abituate ad un certo grado di indipendenza, non è stato facile adattarsi immediatamente ad un sistema differente, a dei protocolli differenti.

Crediamo che lo stage debba essere dedicato agli specializzandi provenienti da scuole dove non c'è un pronto soccorso pediatrico (eh si ragazzi, esistono!), per dare la possibilità di una formazione il più completa possibile anche a chi purtroppo non ce l'ha, oppure agli specializzandi dei primi anni.

Per noi è stato sicuramente molto bello e costruttivo il confronto con una realtà differente, lavorare spalla a spalla con internes che hanno ricevuto una formazione diversa dalla nostra e con i quali condividere le proprie rispettive conoscenze, mettere a confronto il proprio modo di lavorare in un Paese che non è il proprio e adattarsi ad un sistema differente.

Io, Silvia, ho avuto modo di imparare a suturare e fare gessi, cose che da me non capita di fare in quanto sono presenti un trauma center e la chirurgia pediatrica.

Mentre Serena, che ha un particolare interesse per la simulazione ai fini formativi e di aggiornamento, ha avuto modo di confrontare la propria realtà del Meyer di Firenze con quella “neonata” parigina, ancora agli inizi ed in fase di avviamento ma con grandi risorse a disposizione.

 

Non da ultimo vorremmo ricordarvi quale formidabile esperienza possa essere vivere sei mesi in un Paese che non è il vostro!

Confrontarsi con un'altra cultura, per quanto simile alla propria ma diversa, imparare/perfezionare una nuova lingua, e perché no, sperimentare un nuovo modo di vivere!

Tutte queste cose insieme contribuiscono alla nostra formazione, non solo come medici specializzandi in pediatria, ma anche come persone.

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